Tornare ad esistere

 

Sparsi si sta,
di là e qua il silenzio della campagna fa
l’argine fermo, retto dal filo su in alto e rattoppa
un giorno due giorni anni e sospiri
è finito il fiato adesso, come cera la candela si spegne
uno scuro uno spazio un disegno
poi basta che adesso ritorno, torno
chi ero, uno sbaglio lo scoglio
l’urlo nascosto arrotolato in salita
che lascia, lascia una striscia
fin dove non tocca.
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©LaScrittoressa
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Due più una

Io, lui e lei

 

Ho visto la mia vita farsi buio prima della neve, ho tradotto quelle luci senza la violenza della resa senza la promessa che avrebbero spostato il male nel riflesso piovuto addosso. Ho cercato quella cifra ai bordi delle righe credendo di rimanere con lo stesso sguardo. Invece no. C’è una cataratta spessa che opacizza ogni cosa chiara, quel filtro sceso fino a coprire ogni parete circostante. C’è quella faccia che non voglio ricordare, c’è quel disprezzo che non posso dimenticare.
Tutto ha un prezzo e io non lo credevo. Le carte hanno avuto la mia mappa. Sono rimasta dentro quel disegno in cui mi sono ritrovata ed ecco che la vita accade tutta troppo fuori per poterla trattenere ancora. Guardo lo sgretolarsi leggero da qui, come le piccole frane causate dalla pioggia quando fanno cedere l’orlo, come fa l’acqua quando scorre troppo forte lungo i fossi.
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[Parentesi]
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©LaScrittoressa

Un bicchiere rotto

È distorto lo sguardo adesso
ormai ti inciampo in una insufficienza.
Ero la partitura che aggiustava
il rialzo dai rovesci, io
di tutti quegli anni in cui, è stato cadere,
sono rimasta la gamba storpia, la malformazione
dell’età breve deviata troppo presto.
Ti sono acustica sorda oggi
parola sfibrata, lacerata dai tagli
di un bicchiere rotto, la risposta d’acqua
caduta dentro il lavandino.

©LaScrittoressa

Photo by Mauro D.

 

Pane con cipolle rosse di tropea – variante al rosmarino –

 

Mi guardo le mani adesso, dopo l’impasto
tante piccole parti rimaste addosso da tirare via.
l’acqua scricchiolava oggi nella farina bianca
è caldo
questa estate ha una scrittura che non so.
mi scarnifica la parola scelta mi ricorda
che sono rimasta poca cosa, qualche riga
scritta male e a capo, ogni volta
mi fermo per averla, in prestito,
respirando come dicevi tu e
mentre esce l’aria, ho la mano tra i capelli.
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©LaScrittoressa

Il prossimo carrozzone

Sono scappati tutti, gli animali. Lo spazio antico è rimasto vuoto, anche la gabbia più grande, quella dove c’era la pantera adesso è rotta, il cancello aperto sulla strada di fronte cigola. Un giro di vento ogni tanto, una stagione meno reale ad arrugginire le giunture, intorno è bianco.
L’animale vecchio invece si nasconde bene, nessuno lo ha più visto, sono passati troppi anni.
C’è un punto scuro al centro del parco, un punto in cui soltanto chi ha avuto il coraggio di entrare sa da che parte si muore; lì, sta da solo, in religioso silenzio, l’animale vecchio, nel tempio svuotato giorno dopo giorno e una coperta dai papaveri rossi che ormai non scalda più.
Per andarsene da soli ci vuole coraggio, così si aspetta un altro carrozzone, si invecchia in un altro circo, in un altro spettacolo, in un aprile qualsiasi, e tornare, tornare ad esistere cercando di non zoppicare.
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©LaScrittoressa

[Paragrafi]

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Photo by Kurturtava on twitter