Il punto della sera

 

C’è un punto lì nella sera in cui, certe volte, l’aria passa quasi come un rimprovero, dopo il tuono, la pioggia, che fraziona l’estate – una metà d’agosto – un quarto di voce che non chiede, quella forma perfetta che s’allunga.

Lanci le parole come sassi, dal punto più in alto verso il centro, s’incastrano sicuramente  tra le case della città sommersa e ti chiedi quanto lunghi potrebbero essere i giorni fino all’anno dopo.

Una sacca troppo piena, quel trascinarle con fatica e poi, tutte parentesi aperte, paragrafi sgrammaticati lasciati come barchette di carta alla deriva.

Ti giri e torni, dove hai imparato che l’aria è anche verde, bianca, non solo azzurra. Dove alla fine hai visto che sembra più tuo ciò che non era e meno, ciò che in fondo, è sempre stato.

(Paragrafi)

 

 

Era il 1996

 

“C’è stato un tempo in cui credevo, credevo forte, nonostante chi, in tutti i modi, ha cercato di fermarmi, di distruggermi, chiudermi.
Sono sempre riuscita ad uscire. Andare. Non fermarmi.
Ho cambiato il colore dei capelli perché nel giallo risiedeva l’oro dell’estate, li ho tagliati perché nel lungo sarebbe rimasta impigliata la parte più debole di me, quella che mi spingeva oltre mentre dovevo frenare di più, ormai.
Resta una carta opaca oggi, un rullino vecchio avvolto bene al buio, tanti fogli scritti d’azzurro  di un luogo che non esiste più. “

(Paragrafi)

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Photo archivio Giuliano Offidani ❤