Tra coscienza e vino

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Quel che vedi tornare, spesso non è per coscienza.

Nei nuovi inizi c’è speranza, disegni allineati come colori sopra il banco di scuola, finché non arriva qualcuno che urta il tuo spazio e tutto cade.

Ci sono mattine in cui ottobre è anche questo, come aprile. Ci sono stanze dove la luce è specchiata dal mare sottostante e ti fa sentire meno solo di un bicchiere vuoto lasciato all’angolo di un tavolo tondo.

Ciò che uccide però è il consenso. Quel consenso non voluto, taciuto, rassegnato ad un accondiscendere per non sbagliare, per non impegnare, smettere di desiderare.

Ogni cosa questa che nel silenzio cresce, diventa sempre più grande fino a non poterla più contenere.

Esplode, implode.

Dipende dallo spazio che trova.

Al momento dell’esplosione si avrà un senso di liberazione non controllato, non compreso, sottovalutato, per poi accorgersi che gli anni sono rimasti come stracci incastrati tra le pareti di una stanza chiusa a chiave dove la luce non c’è mai stata.

Allora t’incammini, percorri a piedi tutto il tragitto non guardato da tempo e respirando senti l’aria, ti veste una pelle nuova, levigando il marcio ispessito e continui, vai avanti, per andare oltre, soltanto dopo aver capito ciò che sei, ciò che non vuoi più e, chi ti spiegava il contrario di quel giusto relativo lo abbracci perché capisci ogni cosa ricongiunta da tutta una trama di parole non vere. Ed è come il filtraggio del vino, per avere una chiarificazione devi aver prima eliminato le fecce…

( a questo proposito un link dove si può leggere i vari processi di filtraggio e chiarificazione, che vanno bene sia per l’enologia che per la vita:

chiarificazione e filtraggio del vino

e da Bar.it

per conoscere il vino

Buona lettura)

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