A marzo c’è sempre vento

Questo racconto partecipa al concorso toast, organizzato dal Penelope Story Lab.

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Lo zampillare lento della pioggia sul vetro. Scorre un’ombra nera, quasi a stringermi il fiato.
Casa era il passaggio delle auto, la strada, la luce bianca davanti al portone a scacchi, la misura degli anni.
A marzo c’è sempre vento, a volte nevica, qui. Guarda come somiglio a questa primavera che si spacca e scurisce i colori tra uno squarcio e l’altro.
Sono stata sempre il tempo sbagliato, ho dovuto reinventarmi per continuare ad esistere. Non è stata una scusa per scappare, mi dico, la paura di restare, è il mio confine, che ho spostato sempre un po’ più in là per non cadere nel frastuono che fa uno spazio chiuso mentre guardo altrove, come il rumore del mare in inverno, l’onda che torna indietro, come i passi che ci sono sempre tra me e la finestra chiusa quando vado a vedere la vita che s’increspa un po’ per volta.
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Marea

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Questo testo concorre al concorso Shottini, organizzato dal Penelope Story Lab.
#shottini #concorsoshottini #shottinomarea #penelopestorylab Penelope Story Lab
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Chi arrivava per primo sceglieva lo scoglio da cui ci saremmo tuffati, funzionava così tra noi.
Il mattino presto, dopo le barche dei pescatori, la bassa marea, l’acqua pulita.
L’estate era questa cosa qui.
Nei giorni in cui faceva brutto tempo, con una felpa e il cappuccio, guardavamo la tempesta, il caffè in mano mentre tu mi dicevi Me ne devo andare.
Non sono mai stata brava con le parole io, ho sempre pensato che nessuno se ne va davvero da un posto quando ha qualcosa a cui tiene.
Chissà quanto urla una coscienza, mi chiedo. Forse non basta il silenzio dell’acqua, non basta girare la vela.
Continuo a venire qui ogni sabato mattina, non mi tuffo più. Ho sempre pensato che avrei potuto dirti qualcosa quel giorno, ho sempre pensato che non sarebbe cambiato niente. Hanno aggiunto troppi massi qui, adesso, l’acqua è lontana e tu laggiù in fondo.

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Foto: Michele Mobili artist photography

Autogrill (150 parole)

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Rifaccio questa maledetta strada, ne conosco perfino le buche, le piazzole abbandonate ai lati del garderail, i cambi di colore delle stagioni.
Chissà dove stai adesso mi chiedo. Ho una birra in mano e conto da quanto non vivo più con te.
Il Cischi diceva di avere la migliore, quella tagliata bene, la tenevi per dopo cena, ai giardini, poi al secondo autogrill, l’ultima prima di entrare al Pineta, perché dentro ai bagni non c’era posto.
Di tutte le volte mi mancano i ritorni, quando ci addormentavamo in macchina esausti, nudi, senza ore che stringevano il collo.
Lì, al lago delle grazie, adesso hanno chiuso l’ingresso, nessuno può entrare, vorrei che togliessero l’acqua, vorrei vedere se dentro ci sono tutte le cose che mi dicevi. Non me lo hai detto dove stava il dolore.
Sto qui adesso, aspetto che tu torni, ridendo, dicendomi Ci sei cascata Mimì, vieni qui dai.
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(Ph. @kulturtava on twitter)

Diario [#concorsoshottini #penelopestorylab ]

[Racconti brevi]

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150 parole.
#diario
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Senza righe, soltanto novantacinque stupide pagine vuote su cui vomitare parole.
Un diario ogni anno, fin quando ho capito lo sbaglio. Li ho bruciati tutti adesso, diciassette scatole nere piene di cose accadute, strappate, confessate, mentre li guardavo ardere tra le fiamme blu. Era necessario, non lo possono sapere loro quanto importante fosse questa ossessione di essere amata, non lo capirebbero. Parlerebbero di tradimento, di esclusività, ma cosa ne sanno, nessuno lo sa che da quando te ne sei andato sono rimasta un pezzo rotto, come una casa senza finestre, bucata e strapazzata dalle correnti.
Saresti dovuto rimanere con me quel giorno, avevo io le sigarette, tu il CD dei Police. Saremmo venuti qui, dove la spiaggia di sera diventa rossa. Non mi hai mentito, non mi hai detto niente, l’ho capito da sola quel silenzio. Mi resta questa M, questa lettera tatuata che è andata bene per ogni nome.
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Buone Feste ❤

 

Il Natale rappresenta sempre un po’ la conclusione di un anno passato, tutto l’accaduto, i propositi e i progetti per quello dopo.

Non si cambia mai davvero, si torna, si va o si resta. Ci si adatta, forse si diventa più cinici, più ottimisti, più bugiardi, chissà se il guarire porta tutti con sé oppure lascia inevitabilmente indietro qualcuno…

Non si diventa più buoni, non si diventa cattivi. Ognuno è. E resterà così,  basta piacersi o accettarsi.

Più che augurarvi serenità,  che io vedo come una destinazione, vi auguro un percorso che sia scoperta, meraviglia e allegria, che possiate viverlo soprattutto con chi sceglierete,  per mano, per proseguire nella stessa direzione – perché la condivisione è la cosa più bella.

 

In attesa di cose più interessanti e pubblicazioni future, vi lascio un racconto, per chi vorrà leggerlo, scaricabile dal link in pdf.

Buona feste❤

 

 

FUORI DAL PALCO DOC racconto breve