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” LE CHIAMANO POESIE, IN REALTA’ NON SI SOMIGLIANO AFFATTO, HANNO SOLTANTO LO STESSO SANGUE “.

[ copertina realizzata da Andrea Lerario @ilcontenudo – prefazione di Gianluca Sinopoli – postfazione di Beppe Malizia & i ritagli acustici – lavoro digitale e il dono di un suo pezzo qui di Danilo Cristian Runfolo ]
Foto di Amerigo Braccia ad Elisa Gelosi per la realizzazione della copertina.


Se si acquista la copia cartacea inviare una mail a: info@beppemaliziaeiritagliacustici.it fornendo i dettagli dell’acquisto e verrà spedito a casa l’album “L’amore non Esiste”. (Fino ad esaurimento scorte).

Il conto dei giorni

 

Ho contato i giorni
seimiladuecentocinque dal cercare

ho azzerato per ricominciare
e continuo a contare

attorno una matematica che non quadra
tremiladuecentottantacinque i giorni

in cui mi ostino a contare ancora
e aspettare, mentre il tempo mi taglia

– grammo per grammo –
la parte più interna di me.

©LaScrittoressa

 

(Feat – Carolina La Marca: https://lelumachestannoasentire.blogspot.com/2018/06/ti-aspetto-da-mille-anni-piu-un-giorno)

 

 

https://lelumachestannoasentire.blogspot.com/2018/06/ti-aspetto-da-mille-anni-piu-un-giorno.html

Apparenze

 

Ciò che non puoi dimenticare, ridillo: in che modo non importa”

Questa, una frase di Margherita Guidacci in una delle sue tante poesie.

Ci sono cose che non si dimenticano, a volte quelle peggiori rimangono incastrate tra gli angoli della memoria senza uscirne. Il processo inverso dell’andare oltre, quando tutto prosegue e quello rimane.

Un po’ come i ricordi, chiudi tutto dentro ma con il tempo le porte si consumano e inevitabilmente lasciano uscire il buio rimasto fermo. Oppure – è la luce che entra dove le barriere, prima o poi,  si sgretolano.

Ad ogni modo, c’è uno spazio colmo, pesante.

Il silenzio è scandito dalle gocce di pioggia,  da qualche scricchiolio intorno, dal cielo bianco e poi buio.

Luoghi muti, scuri di novembre e odore di terra, bagnata, acqua piovana che stagna in mezzo all’opacita’ del giorno che mente.

Non c’è orizzonte, s’è spento sotto una nebbia che gela, più in là della montagna, più bassa, più ferma, più scura, che sbianca, che aspetta. E noi accanto un fuoco a guardarci le piaghe, asciugarci le mani bagnate che più non stringono questo tempo visto immobile, mentre scivola via, come l’acqua del fiume corre, i sassi bianchi, tra i rami spezzati a deviare, a smussare, il fluire e non lava, non si ripete. E ancora inverno.

Ancora mesi che sembrano anni, attese che ricominciano e noi, vestiti solo d’apparenze.

(Paragrafi)