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” LE CHIAMANO POESIE, IN REALTA’ NON SI SOMIGLIANO AFFATTO, HANNO SOLTANTO LO STESSO SANGUE “.

[ copertina realizzata da Andrea Lerario @ilcontenudo – prefazione di Gianluca Sinopoli – postfazione di Beppe Malizia & i ritagli acustici – lavoro digitale e il dono di un suo pezzo qui di Danilo Cristian Runfolo ]
Foto di Amerigo Braccia ad Elisa Gelosi per la realizzazione della copertina.


Se si acquista la copia cartacea inviare una mail a: info@beppemaliziaeiritagliacustici.it fornendo i dettagli dell’acquisto e verrà spedito a casa l’album “L’amore non Esiste”. (Fino ad esaurimento scorte).

Mem – tredicesima lettera

Mem – (tredicesima lettera)
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Trentotto, il numero da moltiplicare per quaranta –
l’aderenza del veleno alle spaccature – per l’esondazione senza distillazione.
L’armistizio, prima dell’indulto.

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Ho guardato per anni l’esondazione, l’avvelenamento,
la contaminazione delle cose che credevo di proteggere.
Quaranta settimane per sentire un suono sordo che non so
se può chiamarmi per davvero, le quaranta moltiplicazioni ripetute
senza il giudizio della purificazione, soltanto per ripetere l’errore.
E non ho imparato neanche la distillazione, sono io la causa
del veleno, senza antidoto ho fatto piovere non pensando allo straripamento
al riassorbimento di tutti i tempi stuprati, ho chiuso l’uscita, perché
quel veleno non entrasse ancora; aderisce alle pareti, fa spessore, ora.
Qui dentro sono tutta a pezzi, la spaccatura ha rotto gli argini e guarda
tutti i miei peccati adesso, questo poter credere di creare, invece
di trasformare ciò che non si plasma, le braccia stanche, la fatica
di stare sempre in una eterna notte, la paura del buio quando
sta cambiando anche me, lo vedi? Adesso sto crollando piano
nel silenzio dei giorni, sotto strati grezzi che sto mettendo in riga,
pagina dopo pagina, lettera dopo lettera per arrivare a comprendere
il significato vero, il posto giusto che mi faccia restare.
Mi accordo.
Mi fermo.
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#alfabetoebraico
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Marea

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Questo testo concorre al concorso Shottini, organizzato dal Penelope Story Lab.
#shottini #concorsoshottini #shottinomarea #penelopestorylab Penelope Story Lab
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Chi arrivava per primo sceglieva lo scoglio da cui ci saremmo tuffati, funzionava così tra noi.
Il mattino presto, dopo le barche dei pescatori, la bassa marea, l’acqua pulita.
L’estate era questa cosa qui.
Nei giorni in cui faceva brutto tempo, con una felpa e il cappuccio, guardavamo la tempesta, il caffè in mano mentre tu mi dicevi Me ne devo andare.
Non sono mai stata brava con le parole io, ho sempre pensato che nessuno se ne va davvero da un posto quando ha qualcosa a cui tiene.
Chissà quanto urla una coscienza, mi chiedo. Forse non basta il silenzio dell’acqua, non basta girare la vela.
Continuo a venire qui ogni sabato mattina, non mi tuffo più. Ho sempre pensato che avrei potuto dirti qualcosa quel giorno, ho sempre pensato che non sarebbe cambiato niente. Hanno aggiunto troppi massi qui, adesso, l’acqua è lontana e tu laggiù in fondo.

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Foto: Michele Mobili artist photography

Lamed (dodicesima lettera)

#alfabetoebraico

Imparare come una preghiera/
il vivere storto che non può alzarsi
se non / per dissociazione/ ma tu insegnami.
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Ma cosa vuoi che ne sappia io.
Io sono quella che cerca di imparare, quella
che non capisce fino in fondo, perché non può
esserci tutto questo niente, tutto questo spreco
d’amore che non salva mai nessuno.
Dimmelo tu come fai, a farti insegnare la pace dello stare
la benedizione dei giorni uguali mentre fuori esplode il mondo.
Cosa contengo te lo ripeto in ogni riga, in ogni lettera
di questo alfabeto che mi somiglia, che mi ripete.
Non sarò mai insegnante io, rimango studentessa attenta
indisciplinata e incostante, resto nel banco in fondo,
ho perso il filo, la conoscenza sfacciata, non sono più tornata.
Ho formato una classe storta adesso, non sono brava
neanche come capoclasse. Guarda come
fanno tutti, mi dico,
basta non aver paura, che ci vuole, ma vedi – la verità sta tutta nelle prove –
in questo mondo qui io, non riesco a viverci senza la mia dissociazione.
Ritento.
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Kaf (undicesima lettera)

 

Contengo cumuli di macerie
Trattengo ogni cosa sul punto di cadere
E sul precipizio apro le mani, rientro.
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Misuro con le braccia quello che non riesco a trattenere.
La forza con cui contengo ogni cosa sul punto di cadere
con cui ho sempre accolto ciò che mi ha fatto male
è diventata nudità internata, una trasparenza manomessa.
Il linguaggio delle mie mani adesso, è scoperchiato sulle righe
e ad ogni dito sanguina la cicatrice corrispondente.
Guarda, mi dico, sta scorrendo via dal palmo aperto
questo tempo perduto, ritratto e calpestato male,
il mio cammino sbieco legge ogni caduta ogni traversata.
Mi aggrappo così ad un silenzio alla volta, come memoria fissa,
a quelle fotografie chiuse nella scatola di legno
le immagini divise in anni, la distanza – tutta nello spreco del dolore –
i danni delle parole, l’espulsione dalla sporgenza.
Rientro.
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#alfabetoebraico