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” LE CHIAMANO POESIE, IN REALTA’ NON SI SOMIGLIANO AFFATTO, HANNO SOLTANTO LO STESSO SANGUE “.

[ copertina realizzata da Andrea Lerario @ilcontenudo – prefazione di Gianluca Sinopoli – postfazione di Beppe Malizia & i ritagli acustici – lavoro digitale e il dono di un suo pezzo qui di Danilo Cristian Runfolo ]
Foto di Amerigo Braccia ad Elisa Gelosi per la realizzazione della copertina.


Se si acquista la copia cartacea inviare una mail a: info@beppemaliziaeiritagliacustici.it fornendo i dettagli dell’acquisto e verrà spedito a casa l’album “L’amore non Esiste”. (Fino ad esaurimento scorte).

Come mia nonna

 

Non mi sto accorgendo del tempo grande io.
Qui fuori ci sono due stagioni, una addosso l’altra, la neve sopra i fiori di pesco e le foglie piccole e verdi screpolate dal freddo.
Da bambina guardavo mia nonna non uscire mai, scendeva soltanto nell’orto, due rampe di scale. Non capivo come facesse. Guardava il mondo passare dalla finestra, a quel tempo un quarto del nostro mondo passava di lì. Abitavamo nella via che porta al cimitero, ad una delle quattordici chiese del paese e ad una fabbrica chiusa da più di trent’anni.
Mia nonna stava bene nel suo retrocucina a preparare con minuziosità gli stessi piatti, era il suo posto.
Penso alle preghiere che mi insegnava tra una foglia di insalata e l’altra da guardare con cura per togliere ogni sporco e metterla ammollo che non si spreca l’acqua e poi ancora una preghiera per chi era fuori casa perché tornasse sempre. Ché dopo le attese della guerra, la paura del non ritorno ti rimane un segno sulle mani, un segno che guardi ogni minuto.
Accade però anche adesso, mi accorgo di fare la stessa cosa, in cucina, guardo fuori ma qui non passa nessuno, prego per questa guerra dove almeno abbiamo un posto dove restare, piango morti che non sempre conosco, mi rigiro parole nel silenzio della notte aspettando di uscire per il mare.
La casa è grande mi dico, eppure si sta stretti tra le cose quando conti gli stessi passi troppo a lungo. Fuori fa freddo e il ciliegio stende i rami sopra il confine, abbiamo legato il rosmarino per il vento, se attraverso la strada è per la salvia che resiste.
Avremmo bisogno di toccare la terra, la sabbia, loro ci riportano sempre a posto.
“Ci serve il bene adesso, ci serve il bene.”
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[appunti del non viaggio]
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[Marzo/aprile 2020]
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È soltanto un giro di tempo

 

E poi, le sere. In questo giro di tempo che torna, tutto insieme, tutto d’un tratto più grande dicono.
Il mio no, è sempre uguale, più corto forse, più colmo, più calmo.
Le luci si accendono più tardi adesso, la sera si riversa sul ciliegio selvatico e sul pino grande di là mentre mi chiudo più dentro mentre mi chiedo chissà che non vada bene così, in fondo.
Sta diventando caldo ormai, giù nel fosso le rane gracchiano nel buio delle nove e l’odore di terra arriva, umido dai pantani dei campi incolti.
Pochi i rumori qui dove la via finisce nel capanno, niente arrivi d’auto dei condomini ancora a casa ed il confine non è poi così male in estate penso e allora devo solo aspettare, aspettare la riga che richiude tutto questo luogo rimasto aperto. Tutta questa verità poggiata sulle mani stanche che lascerò rotolare giù nella discesa folle, sempre verso est, lì dove nascono le cose.
E non sarà più leggero il peso, le delusioni sono anelli di ferro attorno al collo, sarà forse un riconoscersi davvero dopo tutti questi giorni che non mi hanno vista mai quella giusta, sarà la spiegazione di ogni silenzio scelto che nessuno fino ad oggi aveva tradotto mai.
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[appunti del non viaggio]
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©LaScrittoressa

La festa della mamma è lei

Nasci, cresci, fai tante cazzate, diventi mamma, passano gli anni ma questa festa è sempre la sua. Di lei che ti tiene per mano anche adesso ogni volta che vuoi scappare più lontano, di lei che sa usare bene l’ago e filo e ti ricuce ogni strappo, anno dopo anno, con la pazienza di chi rammenda qualcosa da tenere. Di lei che si fa medicoinfermiere, la cura di ogni giorno sulle ferite aperte, ogni volta, come prima. Di lei che si divide in mille parti più tre e poi ancora per quattro, che aspetta le parole, che capisce quelle brevi e conosce ogni silenzio.
Per tutti “la mamma è sempre la mamma”, ma io dico che alcuni di noi sono più fortunati.
Ad esempio noi tre♥️
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