DISSOCIAZIONE ELEMENTARE di Silvia Gelosi (Arcipelago itaca; ISBN: 979 12 80139 47 4; MARI INTERNI – Collana diretta da Danilo Mandolini; prefazione di Gian Mario Villalta; pagg. 88; € 15,00).
La scheda del volume è scaricabile qui:
Eppure, gli anni sono passati, a quanto pare. Me li hanno lanciati, addosso, come fossero mele avvelenate.
Li ho raccolti piano allora, uno alla volta, messi in fila, aspettando che diventassero maturi, come faccio sempre per la marmellata.
Fuori dalla finestra, ora, c’è tutto l’inverno che riesco a sostenere.
Qualcosa di esploso è rimasto nero come il carbone spento, come il bucato dentro alle ceste e la lavatrice che gira sempre.
Non ha quiete il corpo, come un passo controllato, come un appuntamento mancato.
Eppure, cerco di chiudere con l’acqua le crepe, come fanno gli scogli quando sale la marea, la striscia di sabbia scompare e ogni cosa perde la forma originale.
Non si può essere acqua. L’acqua prende tutto per portarselo via.
A volte serve restare, lasciare.
E quello che ho dato, forse, ha bisogno di un certo tipo di tempo per tornare.
Il mio tempo è uno spazio interrotto, ecco il perché del ritardo, sempre e costante, nel dire anche semplicemente due parole. Ché poi, le mie, di parole, sono sempre di pancia, di quello che sento, quando un libro mi entra dentro.
Una poesia necessaria, una poesia politica, un dolore pubblico e condiviso da tutti che apre comunque alla speranza.
Ritroviamo un contatto con le immagini pronunciate, una lingua semplice che arriva fin dentro alla realtà di tutti.
Se la scrittura rappresenta per lei un modo di essere, ecco, è questo che mi ha insegnato e io lo uso, da sempre, per stare al mondo.
Anche se, questo mondo, è pieno di rospi che non si sono trasformati, Cenerentola muore ogni giorno.
Eppure. Mi dico – Ti dico –
Forse, non sono nemmeno quello che rimango.
Le strisce nere s’intrecciano e si sfilacciano, come quelle nuvole ricordi?
non col vento, ma dagli anni tesi e maltrattati, i mesi scuri, le domande cieche.
Dovrei ricominciare dai gesti antichi, dalle cose imparate, le mollette sui fili, i proverbi di mia nonna – ma –
siamo in tanti adesso, la casa all’ombra mi costringe
all’asciugatrice, la guardo girare, girare e girare – poi –
il mio ardire è riprendere le parole giuste, adesso profumate
e raccontare, scrivere finalmente del grande inganno
Ecco, ci sono momenti, nella vita, in cui, anche chi “lavora” con le parole, rimane sprovvisto, tipo io adesso. Perché non è soltanto un sogno avverato, è molto di più. È l’aver conosciuto persone di una bellezza straordinaria, che mi hanno insegnato altra vita, mi hanno insegnato a passare oltre, a risalire dal tunnel, attraverso lo strato buio in cui si precipita, in cui si rimane come in assenza di gravità. Accade allora di scomparire, di pensarsi come un innesto sbagliato e accanto alla “tossicità” ci si ammala, perché ogni cosa è contagiosa, nel bene e nel male. Questa vita che si rinnova, è stato anche un rifiorire, ricominciare a credere che, a volte, è ancora possibile ❤️
Grazie ad Anna Gatalskaya Marta Giovannini Cristiana Rimini che sono entrate dentro al mio io, dentro alle mie parole scomposte, fatte di urla e silenzio, di cadute ripetute e salvezze, in questa poesia che vuole andare oltre la comprensione, perché la poesia non deve essere capita, deve essere ascoltata, sentita, deve cadere dentro ed essere vista, guardata.
E poterlo raccontare qui, in questo luogo meraviglioso diventato casa, è un regalo che non dimenticherò mai.
Abitare la poesia è proprio questo, dirsi anche luogo❤️
E ancora, riuscire a piegare la parola per farla diventare voce, corpo e fotografia, “un atto scenico che supera la grammatica” e non solo in quel dirsi altrimenti, anche nel respiro e nella pausa tra un verso e l’altro.
Grazie all’ Associazione Turistica Pro Sarnano, al presidente AntonioArrà, a Roberto Tabarretti Simona Ascrizzi per averci sostenuto, al Comune di Sarnano – ufficiale per l’ospitalità al meraviglioso Polo Museale, a Giorgio Eleuteri e al sindaco Fabio Fantegrossi per la presenza ❤️ a Patrizia Batassa e Luca Tambella per l’amicizia, a Fabio Pazzelli, Anna e Vitali per le foto, a tutti voi che siete passati in questo giorno, il giorno dopo e in quelli a seguire.
Grazie ❤️
per qualsiasi informazione potete contattarmi qui 👇
Per i bilanci di fine anno c’è ancora tempo, anche se questo tempo, non riesco mai a rallentarlo. Siamo riusciti però a fermare un dettaglio, grazie a queste preziose amiche (Anna Gatalskaya, Marta Giovannini, Cristiana Rimini) che sono entrate dentro alla mia poesia fatta di cose, di luoghi, invisibilità e negazioni.
Un progetto ambizioso, quello di cambiare pelle alla poesia.
Un regalo bellissimo è quello di poterlo raccontare qui, in questo luogo meraviglioso che ormai è diventato casa.
Saranno delle festività poetiche, sarà un lasciarsi attraversare dalle immagini che non descrivono ma incarnano il testo.
Un Abitare la poesia❤️
Piegare la parola per farla diventare voce, corpo e fotografia, “un atto scenico che supera la grammatica”, non solo nella pronuncia, anche nel respiro e nella pausa tra un verso e l’altro.
❤️La poesia come suono che cerca un corpo, ecco, qui, al link che trovate di seguito, un’anteprima 📸
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