In Edicola e ordinabile on-line

Secondo la Legge sul diritto d’autore, 22/04/1941 n° 633, G.U. 16/07/1941, i contenuti presenti su questo blog www.lascrittoressa.it dei quali io, Silvia Gelosi, sono la proprietaria non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti in qualsiasi modo o forma a meno che non autorizzati espressamente da me, oppure condivisi tramite i pulsanti di condivisione.
Copyright ©LaScrittoressa by Silvia Gelosi. All rights reserved.

img-20160830-wa0004

Ordinabile qui:
amazon AMAZON »  |  youcanprint YOUCANPRINT »

DISPONIBILE ANCHE LA VERSIONE E-BOOK:
amazon AMAZON: Formato Kindle »  |  youcanprint YOUCANPRINT: Versione E-Pub »


” LE CHIAMANO POESIE, IN REALTA’ NON SI SOMIGLIANO AFFATTO, HANNO SOLTANTO LO STESSO SANGUE “.

[ copertina realizzata da Andrea Lerario @ilcontenudo – prefazione di Gianluca Sinopoli – postfazione di Beppe Malizia & i ritagli acustici – lavoro digitale e il dono di un suo pezzo qui di Danilo Cristian Runfolo ]
Foto di Amerigo Braccia ad Elisa Gelosi per la realizzazione della copertina.


Se si acquista la copia cartacea inviare una mail a: info@beppemaliziaeiritagliacustici.it fornendo i dettagli dell’acquisto e verrà spedito a casa l’album “L’amore non Esiste”. (Fino ad esaurimento scorte).

La mia Alef

 

Inizio questo anno in silenzio.
Non conosco il tratto leggero del disegno, so soltanto dell’inchiostro, la penna quando dice, quando scava lentamente il foglio per deciderne lo sguardo, la deriva.
Nell’incrinatura di quello spazio ritrovo la strada, mi sparpaglio per non sparire, mi faccio lettera, muta. Un ideogramma del sentire. Una fotografia dei miei passi fermi e tutta la protesta di quei duemiladuecentotrentatre metri contro questo pezzo di cielo che non mi può tenere.

.

<span;>alfabetoebraico
<span;>Il primo incontro sull’alfabeto ebraico si terrà sulla piattaforma zoom il 22.01.2021 alle 21.00.
<span;>(Sotto link e password per accedere )
<span;>____________________
<span;>Dorotea Ausenda e Sergio Daniele Donati ti stanno invitando a una riunione pianificata in Zoom.
<span;>Argomento: Zoom meeting invitation – Alfabeto Ebraico 01 di Sergio Daniele Donati  Ora: 22 gen 2021 09:00 PM Roma
<span;>Entra nella riunione in Zoom https://us02web.zoom.us/j/82847158388?pwd=OGdnVEU2b1JndGloMUdvcy9lRDNlZz09
<span;>ID riunione: 828 4715 8388 Passcode: alef

Lei

 

Nevica.
Guarda fuori dalla finestra della cucina, quel bianco sembra sincero, eppure.
Lo sa, è tutto un cercare il volto giusto pensa. In questi anni in cui non riesce a trovare posti, perché non esce, ha smesso di esistere. Sta scomparendo. E non è rimasto neanche un pezzo della forma che era.
Ci sono giorni in cui tutto il peso del cielo la travolge, senza riuscire a vedere il mare poi. Con quella montagna lì davanti che per tutto il tempo la guarda e la giudica e sembra dirglielo anche lei che non è, che non esiste per questo posto qui.
Ma.
Nel frattempo ha ripreso le letture vecchie, tutte quelle pagine riposte nelle memoria giovane e chissà dove finite poi, riapre pure i versi, tutti gli spazi vuoti riempiti dalle risposte a matita, quella conoscenza dell’immobilità diventata peso e non risorsa.
Continua a fare eco il suo nome fuori da queste mura, sbatte la voce contro la terra alta, contro la montagna bianca adesso, questo grigio spesso come lana acrilica pesa sulla pelle chiara, compromessa, straziata. Lascia ogni volto sprofondare in qualche passo vecchio che non le appartiene più. Non si chiama allora, la voce che le ritorna addosso è una frusta, ha smesso di gridare, si tiene tutto lì dentro, guarda solo un po’ più in là a denti stretti, con i pugni chiusi meditando la sua vendetta.
Adesso è tutto immobile lì fuori, vede la sua protesta sotto la neve che scurisce nella sera, che non supera la trincea, il suo riflesso assottigliato sul vetro chiuso non dice niente, è un sabotaggio continuo.
.

[Paragrafi]

.

Tutte le cose che sai

Le notti, quelle in cui tira vento come adesso, quelle in cui scricchiola tutto e non dormi perché i pensieri si arrotolano l’uno sull’altro e sei costretta ad aprire gli occhi ogni volta, ogni volta che s’incanala tra i viottoli e fa sbattere le catene dei canali di scolo dei balconi, mi torno in mente. Mi torna in mente com’è che ero, senza filtri, senza fili, senza niente che potesse tenermi, solo gli ideali e qualche punto malfermo.
Non lo sapevo che cosa avrei fatto da grande, non lo so neanche adesso, di sicuro volevo andarmene. Poi la vita accade il più delle volte mentre le cose ti portano via, ti allontani troppo come chi non teme la distanza, invece.
Allora ti racconto degli anni scorsi, del tempo svergognato che ha spogliato ogni mio giorno per non morire senza un rimpianto e mi rendo conto che è una fratellanza lo sguardo sulle cose, tutto quello che ci accomuna alla terra nostra. Perché quando ti dico del mare è lo stesso che vedevi tu, quando ti racconto di quella strada, di ogni posto, tu ne conosci il nome e tante cose non te le devo spiegare, tu le sai. Quando provieni dallo stesso luogo sembra quasi un appartenersi, è la voce del gergo, è qualcosa che sta negli occhi, qualcosa che proteggi per non rompere la strada.
Si deve cadere molte volte per capire come camminare tra gli scogli vero? Che vuoi che ti dica ora, qui ce ne sono tanti, non ho mai avuto le scarpe giuste per non inciampare, il vento passa tra la montagna e scopre tutta la collina qui schiaffeggiando ogni parte scura. L’aria è troppo alta.
Non ho più il mare adesso.
.
[appunti del non viaggio]