Il mio tempo è uno spazio interrotto, ecco il perché del ritardo, sempre e costante, nel dire anche semplicemente due parole. Ché poi, le mie, di parole, sono sempre di pancia, di quello che sento, quando un libro mi entra dentro.
Una poesia necessaria, una poesia politica, un dolore pubblico e condiviso da tutti che apre comunque alla speranza.
Ritroviamo un contatto con le immagini pronunciate, una lingua semplice che arriva fin dentro alla realtà di tutti.
Se la scrittura rappresenta per lei un modo di essere, ecco, è questo che mi ha insegnato e io lo uso, da sempre, per stare al mondo.
Anche se, questo mondo, è pieno di rospi che non si sono trasformati, Cenerentola muore ogni giorno.
Eppure. Mi dico – Ti dico –
Forse, non sono nemmeno quello che rimango.
Le strisce nere s’intrecciano e si sfilacciano, come quelle nuvole ricordi?
non col vento, ma dagli anni tesi e maltrattati, i mesi scuri, le domande cieche.
Dovrei ricominciare dai gesti antichi, dalle cose imparate, le mollette sui fili, i proverbi di mia nonna – ma –
siamo in tanti adesso, la casa all’ombra mi costringe
all’asciugatrice, la guardo girare, girare e girare – poi –
il mio ardire è riprendere le parole giuste, adesso profumate
e raccontare, scrivere finalmente del grande inganno
come farebbero i poeti.
💘[ecco, poesie che ti fanno scrivere poesie🤍]
Grazie ❤️ sempre ❤️.















