Ottobre e le cose, come la luce

 

Tarda la luce

sul principio d’autunno –

si appoggia

non si cura del tempo

s’avvera

quando basterebbe una corsa

tra il caderti addosso

e raggiungerti a piedi

nudi sulla terra

che piove a stento

che tiene ancora

quel nervo scoperto

sul filo del giorno.

E aspetta niente

imparando a tacere.

Di nuovo ottobre

 

stagioni
con viste
alternative
affacciate
su spazi
che ti cambiano –
non solo in stagioni –

Eppure

Passare

come lo scorrere
lento
intorno
senza fare
troppo rumore

(restare a mezz’aria, con poco fiato e le braccia ferme)

(Parentesi)

L’estate, quando finisce prima

 

C’è qualcosa che fa terminare prima l’estate, i girasoli tagliati ad esempio.
Il cielo continua a dire ciò che vuole ma l’autunno è soltanto un attore che inventa bugie, piene di sole e colori d’arancio.
Ho bisogno di altri colori, come il blu del mare. A settembre è spazio, aria, fine di corse e urla di gente. Diventa pace, riflessione, terraferma.
Il luogo dove restare, dove tornare, dove ricostruirsi.

 A riva le onde s’addensano come ciò che t’investe. L’accaduto ritorna ma si mischia e ti alleggerisce.

Ai piedi della montagna invece cadono i luoghi non visti, li racconti lo stesso, immaginando come sarebbero stati, viaggi di carta, posti che i giorni proiettano su questo confine in cui rotolano stagioni, verde, grigio, bianco, soltanto tre perché per due rimane chiara, e guardo il fluire, di tutto, non lo scivolare ma l’aggrapparsi, con le unghie per cercare di non cadere.

Tutto in un tempo indefinito, in sospensione.

Poi piove.

E allora nello specchio del suo riflesso, una pozza profonda, un poco alla volta, annego, con la bocca chiusa.

(Paragrafi)

È tutto in come guardi

 

A volte la vita è come te la metti in testa,

un sorriso – oppure un filo rosso

legato stretto, che pende sul ciglio.