Autogrill (150 parole)

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#150parole
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Rifaccio questa maledetta strada, ne conosco perfino le buche, le piazzole abbandonate ai lati del garderail, i cambi di colore delle stagioni.
Chissà dove stai adesso mi chiedo. Ho una birra in mano e conto da quanto non vivo più con te.
Il Cischi diceva di avere la migliore, quella tagliata bene, la tenevi per dopo cena, ai giardini, poi al secondo autogrill, l’ultima prima di entrare al Pineta, perché dentro ai bagni non c’era posto.
Di tutte le volte mi mancano i ritorni, quando ci addormentavamo in macchina esausti, nudi, senza ore che stringevano il collo.
Lì, al lago delle grazie, adesso hanno chiuso l’ingresso, nessuno può entrare, vorrei che togliessero l’acqua, vorrei vedere se dentro ci sono tutte le cose che mi dicevi. Non me lo hai detto dove stava il dolore.
Sto qui adesso, aspetto che tu torni, ridendo, dicendomi Ci sei cascata Mimì, vieni qui dai.
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(Ph. @kulturtava on twitter)

Iod – decima lettera

Iod
Decima lettera
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Di questo altro
La preghiera silenziosa
Che tiene in vita.
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Riconto gli anni oggi, ognuno in fila
notte dopo notte mentre penso, non
mi sono mai sentita grande per davvero.
In questo spazio occupato e chiuso
ho imparato l’alternanza, l’indifferenza
che permane sopra ogni strato, quella
che non puoi recuperare. Rimango figlia,
madre inesperta, in ritardo sulla luce
con tutti i danni sulle spalle e adesso,
solo con due mani nude a cacciare spettri,
soltanto due per sostenerne sei
nel miracolo che si sporge, che cresce,
cercando di non farci troppo male.
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#alfabetoebraico
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Diario [#concorsoshottini #penelopestorylab ]

[Racconti brevi]

#shottini #penelopestorylab #concorsoshottini
150 parole.
#diario
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Senza righe, soltanto novantacinque stupide pagine vuote su cui vomitare parole.
Un diario ogni anno, fin quando ho capito lo sbaglio. Li ho bruciati tutti adesso, diciassette scatole nere piene di cose accadute, strappate, confessate, mentre li guardavo ardere tra le fiamme blu. Era necessario, non lo possono sapere loro quanto importante fosse questa ossessione di essere amata, non lo capirebbero. Parlerebbero di tradimento, di esclusività, ma cosa ne sanno, nessuno lo sa che da quando te ne sei andato sono rimasta un pezzo rotto, come una casa senza finestre, bucata e strapazzata dalle correnti.
Saresti dovuto rimanere con me quel giorno, avevo io le sigarette, tu il CD dei Police. Saremmo venuti qui, dove la spiaggia di sera diventa rossa. Non mi hai mentito, non mi hai detto niente, l’ho capito da sola quel silenzio. Mi resta questa M, questa lettera tatuata che è andata bene per ogni nome.
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Tet [nona lettera]

Non sono più argilla adesso
Contengo mancanze
E ventisette mesi di rinascita.
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Questa distruzione ci ha sedotto abbastanza, eppure –
ogni volta l’origine del peccato, ogni volta una rinascita – il bene
che mi è arrivato addosso non avrei potuto comprenderlo da sola,
mi sono plasmata troppe volte io per tornare intera
adesso la rientranza ha l’argine rotto – troppo alta è l’uscita –
la pancia contiene tutto il peso della roccia e le sue domande
si sono snodate lì dentro su ventisette mesi di risposte non udite
non raccolte abbastanza, ogni volta una caduta.
E sono tre le parole mi dico, l’unica scritta mai più detta
ne ha lasciate tre, fatte di nomi propri, rinunce e di colpe.
L’assenza è tutta intorno come sempre e dentro,  manco solo a me stessa.
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#alfabetoebraico

Chet [Ottava lettera]

Chet – Ottava lettera
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Mi faccio spazio nell’invisibile
Per imparare a vivere allo scoperto
Con la colpa di aver trasceso la metà giusta.
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Sono qui.
Sono arrivata fin qui masticando parole avanzate
con la colpa di aver trasceso la metà giusta, quella
che per tutti loro sarebbe dovuta rimanere com’era.
Mi sono adattata alla curvatura della forma di questo posto come
un sedimento calpestato male, un ingombro per un luogo
a cui non sarei dovuta appartenere.
Un’asfissia che indurisce, diventata capacità glaciale.
Ma dimmi, lo sai davvero cos’è che significa restare?
Inghiottire e sperperare tempo malato ti dico io.
Ho imparato una resistenza sconosciuta ora, millimetro su millimetro
per ricostruirmi intera e adesso, dall’osso, voglio ritornare voce
farmi spazio nell’invisibile con il mio magazzino di sbagli,
con tutte le righe in fila per cercare un perdono,
per sapere come si può tornare a vivere allo scoperto
per ricominciare dalla fioritura, troppe volte andata male.
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#alfabetoebraico