Il 21 novembre 2025, sono stata ospite del meraviglioso Caffè del teatro di Caldarola, un luogo magico che resiste all’eco che fanno i passi sulla piazza che attende.
Abbiamo parlato un po’ di me, della poesia, di quanto sia più o meno complicato o gestibile, tra i bambini, il lavoro, la scrittura, la scuola, le letture.
Abbiamo parlato della scuola Sibilla Aleramo diretta dal mio amatissimo professore Umberto Piersanti, dell’inizio e degli insegnamenti della mia adorata Norma Stramucci (mia professoressa, scrittrice e poeta), dell’importanza della poesia nelle scuole.
“Con la poesia ci si convive”, la necessità di scrivere incalza, sempre, in certe anime spaesate, consumate, ammaccate dagli anni caduti addosso. Il titolo del libro è, da solo, una spiegazione eloquente di quanto sia difficile essere, senza dover apparire per forza, vivere ed essere visti davvero, senza sovrapposizioni.
E poi, dirsi altrimenti, accettare l’ingratitudine, soltanto dopo aver ritrovato il contatto con il proprio sé, che chi non smette di ferirti altera ogni giorno.Scrivere vuol dire sempre un po’ “scorticarsi”, scavare nel profondo di noi stessi, guardare il buio lì dentro, ascoltarlo e donarlo.
Le geografie emotive del libro sono luoghi e non luoghi. Tutto ruota attorno alla vita che cresce, il tempo che passa, un io che resta, che lotta, come sempre, come molti di noi.“Cos’è per te oggi la poesia? Cura? Resistenza? Memoria?”
Tutte e tre.
Ma, per concludere, alla domanda “se dovessi scegliere un solo verso del libro che ti rappresenta, quale sarebbe?”
“…io sono l’innesto che non funziona”
(il ciliegio selvatico mi insegna ogni giorno che la bellezza va oltre la perfezione)
E poi, le meravigliose TISANE che Giulia ha abbinato al libro! Un vero capolavoro ❤️
Quindi grazie infinite a Giulia Sancricca per avermi dato l’opportunità di parlare ancora del mio libro, all’erboristeria Il Mondo delle erbe per le tisane, all’organizzazione del teatro, a chi rende possibile avvicinarsi alla letteratura, a Fabio Macedoni per il suo affetto, al pubblico attento che è stato presente nonostante la serata di freddo e pioggia. Un ringraziamento particolare al sindaco per le sue parole, a Elio Carfagna per l’interessamento.
Grazie al fotografo (non ricordo il nome, mi perdonerà spero) alle fotografe Marta Giovannini e Anna Gatalskaya per la loro presenza, sempre. 🤍📸
Grazie ❤️
TISANE:Visto che nel libro convivono due registri: la voce tra parentesi quadre, più interiore, scura, ferita, essenziale e la voce in versi aperti, più esposta alla luce, al mondo, agli elementi. ARANCIA ROSSA: L’anima esposta, viva, sanguigna. Ha un colore intenso, ma al tempo stesso è un frutto che porta energia, corpo, calore. Possiamo quindi associarla alla voce “esterna” della raccolta, quella che sta sulla parte sinistra della pagina, che racconta, resiste, si mostra. All’immagine della ferita che rimane viva, così presente nel libro (“taglio vivo”, “la vena che traversa”, “il tronco reciso”, ecc.). All’ostinazione del vivere, alla forza che ritorna anche nella fragilità. TIGLIO: L’anima raccolta, interiore, in ascolto. Il tiglio è calmante, distensivo, balsamico: una pianta legata al riposo, alla cura, al silenzio. Possiamo associarlo alla voce “in parentesi quadra”, più intima, riflessiva, quasi sussurrata. Ai tanti silenzi del libro, agli spazi bianchi, alle sezioni più introverse e contemplative. Alla parte che resta nascosta, che si muove nell’ombra, che chiede respiro (“sono terra che non s’asciuga”, “mi consegno al silenzio smisurato”, ecc.).È la tisana dell’ascolto, dell’ombra, della parte profonda e segreta che nel libro lavora “da dentro”.

