#recember

Tutti i miei passi li ho sempre misurati credendo di sapere la direzione giusta.
Ho sbagliato strade, vie, luoghi.
Ho una parete piena di scarpe di ogni tipo, indosso sempre le stesse adesso, ci vuole un certo modo per tornare ad esistere, ci vogliono le scarpe giuste per riuscire a camminare senza inciampare in questo posto che non mi appartiene.
.
#recember
.

#frammenti

Sbordare/i contorni/la cima/

 

Sbordare, come l’orlo, la cima.
Rimani a terra guardando il vento sfiorare le foglie cadute, quelle spezzate questo spazio stretto in cui sembrano toccarsi, i rami, il silenzio, lo spazio verde così denso e le buche, sull’asfalto di fianco, la strada in salita, il niente, qualche casa poi ancora in salita.
La curva verso un luogo che non riconosci mai, un luogo chiuso, un luogo riadattato, un posto mica scelto. Un pezzo di tempo immobile ti sembra, qualcosa a cui stai cambiando nome, intanto, dentro ai filtri a contrasto della stessa fotografia.

.

[Frammenti]

 

La prima neve

e c’è la prima neve, un cielo che dice la verità, novembre dovrebbe essere così mi dico.
Il freddo adesso è pulito, la pioggia scura della notte ha lavato via il sangue dopo il morso, non può essere perdono, è soltanto un po’ più chiaro.
Mi aderiscono allo stomaco oggi le parole, si fanno centro, si fanno snodo, una sedizione continua e numerata.
Resto distorsione per questo posto, la macchia scura che ricorda il peccato originale.
.

La sera, adesso

Ottobre è così, ha una misura precisa del rosso.
Separo il vetro, una resina ricopre la memoria, mi riconosco intera adesso, la vena mostra il taglio, la rottura.
Disimparo ogni giorno il giro, la clessidra è vuota e devo contare settantamila passi svelti per restare in equilibrio, è un ricucirsi lento, quella pelle bianca che ha smesso di sanguinare.
.
[Appunti del non viaggio]

Marina

 

Il rimbalzo delle cose ormai mi ruota attorno.
Esco dal buio per riportarmi a casa e le parole, quelle sono la riconquista, mi abita adesso una voce sola, densa.
So che la distanza giusta è questa, l’eco delle mie ossessioni non ritorna, qui mi specchio senza il rovescio dello scarto; lascia stare mi dici e come un sasso, quando affonda, le guardo sprofondare.
La sopravvivenza è una palude, e tu mi insegni il passo, il piede giusto e attento, l’eleganza di proseguire sopra tutti questi cocci.
.