La sera, adesso

Ottobre è così, ha una misura precisa del rosso.
Separo il vetro, una resina ricopre la memoria, mi riconosco intera adesso, la vena mostra il taglio, la rottura.
Disimparo ogni giorno il giro, la clessidra è vuota e devo contare settantamila passi svelti per restare in equilibrio, è un ricucirsi lento, quella pelle bianca che ha smesso di sanguinare.
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[Appunti del non viaggio]

Marina

 

Il rimbalzo delle cose ormai mi ruota attorno.
Esco dal buio per riportarmi a casa e le parole, quelle sono la riconquista, mi abita adesso una voce sola, densa.
So che la distanza giusta è questa, l’eco delle mie ossessioni non ritorna, qui mi specchio senza il rovescio dello scarto; lascia stare mi dici e come un sasso, quando affonda, le guardo sprofondare.
La sopravvivenza è una palude, e tu mi insegni il passo, il piede giusto e attento, l’eleganza di proseguire sopra tutti questi cocci.
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Mezzo ottobre

Sempre qualche passo indietro; dieci perduti, camminati senza trattenerli. Settanta dentro una distanza, dall’acqua mi ripeto, dalla direzione giusta.
La misura è lo spazio che mi separa, questo il punto fino ad est, fino a quella luce, oltre la linea della terra.
Allora qui ritaglio un pezzo bianco, un vetro di finestra; l’aria è fredda, mi arriva in faccia l’autunno stanco e tutto insieme quel margine d’errore.
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[Frammenti]