
Il ciliegio
[sull’alba]
(e sta così, nudo, senza poter scegliere lo spazio giusto, soltanto a riempirsi di luce, a volte, come adesso, come solo quando cade un ricordo e s’intreccia tra i rami).
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#frammenti

Il ciliegio
[sull’alba]
(e sta così, nudo, senza poter scegliere lo spazio giusto, soltanto a riempirsi di luce, a volte, come adesso, come solo quando cade un ricordo e s’intreccia tra i rami).
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Ottobre, sulla strada, infilza la notte tra i rami.
Giù in fondo, c’è un rosarancio che invento mentre penso, guarda com’è grande il nodo, riesco a vederlo adesso. Il disadattamento amplifica l’inciampo ragazzina, mi dico.
Ogni giorno contiene un buco, come un palloncino scoppiato, e per ogni scomparsa un laccio rimane vuoto, penzolante, sul davanzale.
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Non mi chiedo più dove sto andando.
Guarda la luce, lì nella spaccatura. C’è un varco sulla distanza, ti dico, uno sciame di scosse immisurabili che infanga i piedi.
Reggo male questa realtà impantanata, soffro lo spavento dei delusi.

Ma guarda come diventano le sere di maggio quando la luce rivuole il suo spazio. Lo infilza tra una pioggia e l’altra mentre si apre la spaccatura che lo inghiotte.

Uno spazio dimenticato questo, adesso, mentre si richiude nel cerchio della notte, nella stessa incisione da anni.
Un falco vola ogni giorno qui intorno, quasi in basso, tra il noce e le due querce sopra il fosso, mi percorre lo spazio abbandonato, incolto e mi dico guarda, questa bellezza inattuata è possibile forse, basta non continuare a chiudere gli occhi, ché a forza di chiuderli si diventa ciechi, dicono.
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#frammenti