La festa della mamma è lei

Nasci, cresci, fai tante cazzate, diventi mamma, passano gli anni ma questa festa è sempre la sua. Di lei che ti tiene per mano anche adesso ogni volta che vuoi scappare più lontano, di lei che sa usare bene l’ago e filo e ti ricuce ogni strappo, anno dopo anno, con la pazienza di chi rammenda qualcosa da tenere. Di lei che si fa medicoinfermiere, la cura di ogni giorno sulle ferite aperte, ogni volta, come prima. Di lei che si divide in mille parti più tre e poi ancora per quattro, che aspetta le parole, che capisce quelle brevi e conosce ogni silenzio.
Per tutti “la mamma è sempre la mamma”, ma io dico che alcuni di noi sono più fortunati.
Ad esempio noi tre♥️
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150 parole

 

 

Disegno case con finestre a quadri sul vetro che s’appanna, ripenso a noi. Abbiamo fatto l’amore sotto casa tua, mentre le auto andavano, tornavano, le strisce di luce a rigarci la pelle poi i soliti discorsi, sai mi vedo con altre non vorrei ci rimanessi male, però la vita è così, niente sarà più come avrebbe dovuto essere;
Adesso torno al tavolo dove ho lasciato l’impasto della crostata a riposare; tra le mani lo misuro, il forno è acceso. Continuo ogni giorno a fare le cose inutili di sempre che vuoi che ti dica, accendo la radio e poi una sigaretta, L’acqua ha smesso di fare rumore, guardo fuori c’è la tua auto qui. Non può essere mi dico, apro la porta e ci guardiamo come due lupi dello stesso branco, non parli, ti abbraccio. Ti dico che non posso, devo restare. E la crostata continua a bruciare nel forno.
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La sostanza delle cose

Il vento dei giorni passati ha rimescolato il mare.
Conto i sassi levigati dal sale a gruppi di tre, cerco sempre le parole giuste come conchiglie intere quelle non calpestate per ripeterle ancora una volta, per non restarmene sempre senza quando mi serviranno.
La luce a filo d’acqua sta mentendo a un dicembre caldo un gennaio senza increspature di freddo poi anche febbraio ed è come quello star bene eppure, stare, senza che sia il tuo posto davvero.
Resto ancora un po’ qui che sa di casa, di cose tutte insieme e di anni tutti in fila di ore messe sul collo una sopra l’altra, questo rimanere ancora per vedere se davvero arrivi tu e mi vedi e mi abbracci da dietro mentre io sorrido mi giro chiudo gli occhi e mi insegni quel bacio che ho dimenticato.
In ogni tu c’è un sasso che tiro più lontano invece.
Continui a camminarmi dentro gli ultimi inverni risolti mentre penso che nessuno sia mai riuscito davvero a capire questa sostanza a capire quell’unica cosa che racchiude un numero due e più, questa semplicità di darmi la mano e dire soltanto Non aver paura, ci sono io.
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[Photo by @kulturtava on Twitter]