
Il silenzio dei vicoli nei borghi è un pezzo di storia rimasta incastrata fra una parete e l’altra.

Il silenzio dei vicoli nei borghi è un pezzo di storia rimasta incastrata fra una parete e l’altra.

Stride la terra
nei solchi
lasciati dall’acqua,
ferite
arse dal freddo –
scuri
i bottoni
slacciati dal vento –
non scende a patti
il tempo,
rimane –
a tratti spaventa
e poi alla fine
le luci, i buonisti,
arriva il natale
che mette una toppa.
Noi che i colori li cambiamo secondo l’umore,
noi che nelle foto ci stiriamo versi, stretti –
a coprire gli stati d’animo –
Poi
in fondo, mentire
tenendo il passo fermo
lo sguardo dritto
e dentro un luogo solo
da dove
nessuno fa ritorno mai.

Sono troppe le parole –
adesso lo spazio
è stato preso e tu
ritorni sulla carta.
Cadono i giorni
alla fine di novembre
mentre piove a ore
e il confine si restringe –
porta via questo vento
il filo che ci cuce
stretto quasi –
una mano sulla bocca
quella neve ancora a pezzi
e la piazzetta
svuotata dall’autunno.

Cerco il filo giusto
sull’ago dei frammenti,
mentre ogni cosa
intorno al freddo
s’innerva del silenzio –
spaccato sul confine
a volte a sera –
quando s’abbassa
la cima sullo sfondo
e tutto torna –
addosso
a come
avremmo potuto
essere
oltre la carne
un polmone solo.