Di sabbia, di terra e le rocce.

 

Reggersi in piedi qui –

che con il vento può spargersi ma non muoversi

che con il tempo può cambiare senza tremare.

E ti senti al sicuro.

(Poi ci sono gli sguardi verso ovest, le montagne, l’estate che scende in fondo, la luce della sera dietro quel grosso pino, i panni stesi, il tempo che corre, le ore che si sbriciolano,  i bimbi che dormono, i ricordi che affiorano, i rumori che si fermano, lo spazio che si stringe, il vento che smette, giugno senza mare, un agosto che ricordi, una speranza che non molla, le case senza luci, le crepe che s’allargano, la gente andata via, quei pochi che son rimasti, il cuore di chi dona, la scuola che finisce, i desideri appesi ai palloncini.

Tu che resti, sembra tutto uguale, sembra ogni giorno diverso.

E poi chissà,  se ad ottobre riusciremo almeno a sentire il rosso  dell’autunno senza dormire vicino alle porte.

Intanto chiedi al cielo un azzurro che ti protegga, senza l’eco che fa la notte quando passa tra le pareti.)

 

Paragrafi

Le notti di maggio

Il silenzio delle notti di maggio

dopo la pioggia –

si schiarisce il cielo

si allarga il buio –

uno spazio coperto

il confine e poi

i luoghi strappati

che sembrano ricucirsi.

Pioggia di maggio

 

Un cielo che tocca terra –

nello spazio creduto

fermo, al sicuro –

ad occupare i tetti.

Poi maggio

rimasto in bianco e nero

mentre fuori piove.

La luce d’estate

 

Appesi ad un’ora che allunga la luce

in quella che noi chiamiamo estate –

la sera e gli odori, l’eco

lo specchio di agosto –

il buio più chiaro e

un vuoto sotto rimasto

a cielo aperto.