buone feste🌟

Quest’anno non ho le parole giuste, nonostante le cose belle siano accadute per davvero. C’è sempre del buono, dobbiamo soltanto riuscire a vederlo, me lo ripeto sempre.
Ho conosciuto persone meravigliose con cui ho condiviso qualcosa di speciale, ci sono stati tantissimi sorrisi e un tempo dedicato bene. Ci sono state occasioni per la poesia che amo, per una condivisione che rafforza questo qualunquismo, ciò che unisce nonostante la mancaza di inclusione. Ci sono stati i bambini, le storie, i disegni, i viaggi, i cocktail preparati bene, la cura delle cose fatte nel modo giusto. C’è stato chi è mancato, chi non si è presentato, chi ha continuato una guerra bugiarda sparsa soltanto intorno a loro stessi, nessuno li crede più ormai, ma non lo sanno e continuano lo stesso.
Le parole di cui parlo, da anni, sono sempre lì, sopra il tavolo addobbato per le feste, dietro alla porta che non chiude, perché chi non dovrebbe entrare, lo fa comunque.
Il vento sta cercando di portare via cose eppure, continuo a camminare tutte le mattine, cercando di trovare soluzioni che possano risolvere l’assenza, di amore, di tempo, di aiuto (anche da parte delle istituzioni, per dire). I chilometri non bastano però, servono le conoscenze, dicono. Io conosco la meraviglia dei colori di questo spazio occupato ché quasi non mi spetta, direbbero, conosco la mano che ne tiene un’altra quando si ha bisogno di aiuto, conosco una unione che fa la forza ma qui ognuno è solo con tutto quello che ha, con quello che non ha o non ha più. Nessuno sa cosa dirti, non sono affari suoi.
Allora vado un po’ più in là, dove c’è un luogo  che sa di sale, dove posso dirmi un pochino ancora a casa, dove non si risolverà mai niente ma almeno respiro un’aria che m’accoglie.
Vi auguro di trovare un luogo di pace che abbia luce, che abbia la capacità di farvi respirare bene, e in questo bene, che possa ricordarvi la forza interiore che ognuno di noi possiede, che possa riuscire a bastare per tutti i giorni in cui mancherà qualcos’altro e sentirsi comunque accolti. È un dono grande, credetemi.
Che possiate, nel respiro di ogni giorno, riuscire a resistere, a sperare, a sorridere e soprattutto, a tendere la mano a chi è meno fortunato di voi.
Auguri ❤️

anche questa si può chiamare poesia

Nell’augurarvi buone festività e nel rinnovarvi l’appuntamento a gennaio con gli incontri in biblioteca, vorrei raccontarvi anche di questo bellissimo “Progetto Continuità : UN PONTE PER CRESCERE/ VERSO UNA NUOVA SCUOLA
Il tema di quest’anno è stato:
“Natale è Donare”
(Scuola Infanzia e Primaria di Sarnano)

L’incanto del Natale come occasione del primo incontro tra i bambini delll’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia e quelli del primo anno della Scuola Primaria di Sarnano.

Martedì 13 dicembre c’è stato l’ultimo appuntamento di quest’anno, i bambini della prima della Scuola Primaria si sono recati alla Scuola dell’Infanzia di Sarnano. Ad attenderli i bambini dell’ultimo anno che li hanno accolti in una incantata atmosfera natalizia.
Noi volontarie della Biblioteca abbiamo letto l’albo illustrato “Il Pettirosso e Babbo Natale”, una storia dolce e tenerissima fatta di gentilezza, altruismo e gesti d’amore. Tutti i bambini hanno poi, a coppie, decorato la pallina/cuore, inerente al racconto ascoltato, per addobbare un albero di Natale e formare un bellissimo girotondo intorno cantando la canzone “Il regalo migliore”‘.
L’incontro è terminato con il gioco della “Tombola di Natale” e con la promessa di rivedersi a maggio nella scuola Primaria.

(Anche ai più piccolini è piaciuto il Pettirosso di natale!❤️)
È stata veramente una bellissima esperienza!

Grazie a tutti ❤️
E Buone Feste da tutte noi🌟🌟🌟🌟🌟
🌲🎅🌲🎅🌲❤️
Istituto Comprensivo “G.Leopardi” Sarnano

grazie

è passato un anno da quando Librino ha preso la sua strada, quarantasei da quando ho capito che indietro non si torna, quattordici dalla terraferma, tredici dalla catapulta della coscienza, otto da un paio di firme che hanno reso infelici i cattivi, cinque da una consapevolezza a cui non c’e riparo, dieci da un lavoro sul silenzio e le parole giuste, sette dai terremoti, anche emotivi. Poi venti e venticinque da tutte quelle cose che soltanto chi c’era può capire. Due da quando sono tornata a divertirmi in estate, miscelando drink in questo posto bellissimo.
Di tutti questi anni rimangono le rughe intorno agli occhi che si vedono anche nelle foto perché i filtri non li so usare
❤️
Grazie per tutti i messaggi che mi state inviando💙

Grazie anche a  Michela Arrà   per rendere tutto più leggero con le tonalità dei suoi colori stupendi che si abbinano perfettamente alla copertina ❤️✨️

Buone feste ❤️

 

Guardo sempre in alto, a volte metto i piedi storti, inciampo, mi riallineo. L’acqua che ristagna tra le fessure diventa gelo, nelle notti scure, nelle città crudeli, giudicanti su tutto quello che neppure sanno.
Provo ad affacciarmi e mi ritraggo colpita dal sole, è dicembre, il calore è solo apparenza, intermezzo, una pausa dal grigio senza vie di scampo.
Guardo questi rami intrecciati in ogni stagione, le nervature che hanno, non le conto. Non conto mai io, dev’essere stato questo il mio primo problema con la matematica. Non voglio contare. Non mi interessa quanti sono i rami, le foglie, gli anni, i minuti, le delusioni. Non conto niente.
Ho soltanto il numero tre, siamo tre più due e chi c’è, chi vuole esserci.
C’è il ciliegio grande che sta sempre di guardia qui dietro la casa, lui ha l’elenco delle cose confortanti, di quelle scritte o pensate, delle delusioni, delle constatazioni rotolate giù, dietro alla striscia di terra e piante selvatiche.
C’è una tregua che si interrompe sempre durante le festività, come se fossimo obbligati a vederci o parlarci. Allora, ecco che dobbiamo prenderci tutta questa armonia in stato di decomposizione, tenerla tra le mani, ingombrante e pesante.
Ricomincio ogni anno con lo sguardo lucido, ripetendomi che sarà migliore, che sarà diverso. Marzo poi fa sempre gennaio e la neve gela i fiori di pesco quando aprile è un inverno che non passa mai, perché ogni giornata storta e fredda sarà sempre un aprile, maledetto più di vent’anni fa.
Dicembre ha le lucine colorate accese anche di notte, qualche giornata di cielo limpido e quella stupida speranza che scavalcando una mezzanotte, si rompano i giorni brutti, le parole dette e cadute in cucina, sopra il tavolo.
Nessun anno nuovo però si rimangerà niente. Una volta uscite, le parole, il loro peso è una tonnellata, di fango di sassi di acqua, tutta poggiata davanti al vialetto di casa, della casa, su cui si posano sempre le foglie morte anche quando non c’è vento, quelle che se le tiri su con la pala sono come i ricordi e allora le lasci lì per forza. I ricordi si lasciano sempre lì, così come stanno. Alla fine, è lo stesso con le abitudini, non te ne accorgi più mentre il tempo passa, diventando, credi, di qualcun altro.
Ci sarà un babbo natale in piazza che consegnerà i regali e a me non piacerà, sarà magro, quindi non potrà avere trecento anni.
Torno bambina ogni notte, appena fa buio metto trappole di vetro alle finestre e chiudo tutto il mondo fuori dal cancello.
Serve una tregua nelle caselle segnate in rosso, recuperare qualche ritardo, servono i libri, i sorrisi e il camino acceso. Serve crederci che ci sia del buono anche dove lo sai che non ce n’è. Serve esercitarsi, a prendere una palla, a tirarla, a restare in equilibrio, a restare indifferente e soprattutto zitti.
Servirebbero bei giorni e inverni giusti, una misura esatta e
un augurio
sincero
di bene.
Auguri.

La poesia delle cose

 

Abbiamo scelto questo luogo perché oltre alla bellezza, ciò che ci accomuna è la cura nella scelta dei particolari, come in questo libro, la scelta delle parole.

 

Qui, ci sono anche le cose disfatte, rotte, rovinate, che vengono prese e rimesse a nuovo. In questo libro, ci si sente rotti, spezzati, però c’è questo volersi vivi – sopra tutto – nonostante.

 

Ci sono molti riferimenti all’interno del libro che riprendono alcuni oggetti, ad esempio il sale, che nella nostra tradizione marchigiana è un po’ quello che crediamo ci salvi dall’invidia e dalla cattiveria. Si mette anche dentro l’acqua per vedere se scende o si solidifica. Tradizioni popolari.

 

Poi ci sono i riferimenti alla natura, qui ci sono fiori dentro a ciondoli o anelli, incastonati e fermi nella loro bellezza che dovrebbe rimanere eterna.

Questo è il lavoro che fa la resina, no? Lasciare la trasparenza su qualcosa che di fatto, rimane se stesso. La poesia è una possibilità di rimanere se stessi in fondo, o comunque, di riappropriarsi dell’io non più autentico perché messo in discussione. Tornare a ricongiungersi, a vedersi, a splendere.

Piccoli pezzi che si ricompongono come con la poesia.

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Qui trovate alcuni testi di quest’ultima raccolta intitolata Dissociazione Elementare. Sono stati messi accanto alle cose che più somigliano al contenuto dei componimenti.

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Per tutti i riferimenti c’è questo sito, dove c’è molto anche da leggere, dalle poesie, ai racconti brevi, ai frammenti di pensieri, riflessioni su diari.

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Buona lettura.

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