Di sabbia, di terra e le rocce.

 

Reggersi in piedi qui –

che con il vento può spargersi ma non muoversi

che con il tempo può cambiare senza tremare.

E ti senti al sicuro.

(Poi ci sono gli sguardi verso ovest, le montagne, l’estate che scende in fondo, la luce della sera dietro quel grosso pino, i panni stesi, il tempo che corre, le ore che si sbriciolano,  i bimbi che dormono, i ricordi che affiorano, i rumori che si fermano, lo spazio che si stringe, il vento che smette, giugno senza mare, un agosto che ricordi, una speranza che non molla, le case senza luci, le crepe che s’allargano, la gente andata via, quei pochi che son rimasti, il cuore di chi dona, la scuola che finisce, i desideri appesi ai palloncini.

Tu che resti, sembra tutto uguale, sembra ogni giorno diverso.

E poi chissà,  se ad ottobre riusciremo almeno a sentire il rosso  dell’autunno senza dormire vicino alle porte.

Intanto chiedi al cielo un azzurro che ti protegga, senza l’eco che fa la notte quando passa tra le pareti.)

 

Paragrafi

La confusione delle rondini

 

La confusione di queste rondini, che non sanno dove andare mentre piove somiglia alla mia, mentre apro la finestra per cercare un colore – che non sia il grigio – di questa primavera sbattuta dal vento.

Io, da zero a quaranta.

 

In questi quaranta

non solo ho accettato sfide, ho cercato sempre di combattere.

Ho riso, ho pianto, ho fatto cazzate, le ho rifatte, ho studiato, ho visto luoghi che mi hanno lasciato dentro non solo i ricordi. Ho chiuso, alcuni ricordi,  dentro cofanetti vecchi di biscotti antichi, dentro ci trovi ancora scontrini, carte di caramelle e dei primi viaggi in pullman. Ho tirato fuori la cattiveria quando era giunto il momento di dire basta,  di chiudere una parentesi che non avrebbe portato a nessun risultato.

Ho chiuso contratti, ho fatto drink (buoni), mi hanno insegnato l’arte del caffè e dei distillati,  ho conosciuto vini e cantine meravigliose, ho visto tantissime albe sul mare, ho visto il mare quasi ogni giorno per metà della vita,  ne porto l’odore dentro alla penna.

Ho scritto cose, ho letto e continuo a leggere libri, ho guardato pochissimo la tv perché ho una memoria visiva e preferisco immaginarmele le scene, magari leggendo.

Ho cercato l’amore, sempre, in ognuno. Ho visto star male, ho visto il dolore che a toccarlo capisci cosa sia e ammiri chi riesce a tirarsene fuori (io non so se ci riuscirei).

Ho ascoltato e cantato canzoni a volume altissimo,  perché quando gridi scarichi tutta la tensione che hai dentro. Ho persone stupende intorno a me, ho anche chi mi odia e vorrebbe vedermi crepare, ma io sono quella sensibile con la scorza dura, quella che non molla, quella che vuole vincere e se non arriva è perché non le interessa sul serio, quella che ad ogni costo vuole raggiungere gli obiettivi prefissi, conta poco l’età,  sono così,  un po’ cogliona per non riuscire a mentire mai, un po’ troppo diffidente per credere a tutti quelli che parlano tanto senza dire nulla.

Arrivata a quaranta, sono tutto ciò che avrei voluto essere ( moglie, mamma, una che scrive poesie) e non c’è stato bisogno di sfide, ho risolto soltanto me stessa e ho capito che la vita, tutta, va attraversata a testa alta e con la coscienza pulita,

e per chi ci crede, ringraziando anche dio.

E quindi, eccomi qui.

(Le foto sono dei primi venticinque…)

 

Federico

Passi metà della vita a cercare la felicità e l’amore.

Poi ti accorgi che la felicità sono loro e l’amore te lo insegnano.

 

 

(Federico 05/01/2017)

(terzo e non meno guerriero)

 

Sorridere agli anni

 

 

Di questo passato ricorderò le parole, lasciate su carta, il tempo che si è fatto silenzio, ascolto e vita che trattieni, fino all’ultimo, nonostante il suo peso.

Ricorderò anche la paura, di questa terra che trema, di questi colori che ti rassicurano, di una neve che in fondo mi abita ed ecco che mi riesce rimanere.

Rimango – tra il freddo di un inverno ogni anno nuovo, dove i luoghi che ricordo, congelati mi restano addosso, e per contrario mi scaldano.

Rimane anche l’avidità di chi ti giudica, parentesi triste di gente che ogni anno si ripete diventando luoghi di rovine che guardi con compassione.

Nella semplificazione di un anno migliore c’è l’augurio di amare la vita, di non avere paura della notte che preme contro i vetri chiusi, di essere leggeri senza gravitare oltre il superficiale. Di guardare oltre, oltre la banalità di ogni causa materiale, di ogni spicciola indifferenza, l’augurio insomma, di non tralasciare mai il motivo per un sorriso.