Il mio – Buon Natale

 

È stato un anno troppo lungo, con un giorno in più. Si quel 29 fa sempre una strana differenza.

Tanti gli eventi, tante le parole, troppe le circostanze da superare, da scavalcare, da aggiustare per ricominciare.

Non lo so se ogni Natale porta davvero con sé quella pace che si spera, così come la giustizia di cui si parla, rimanendo delusi alla fine perché il giusto è spesso qualcosa di soggettivo mai uguale per tutti.

Credo che la vera serenità venga da dentro, nessuno può portarla, nessuno può regalartela, nessuno può riuscire a togliertela, è solo faticoso raggiungerla.

Poi c’è l’accettare, gli eventi esterni, la natura in cui viviamo, lo spazio a cui non pensi mai fin quando non ti scuote talmente tanto da farti sentire che è sempre stato vivo, magari in attesa, di mettersi comodo.

Ma tu non lasci, non molli, non ti scoraggi. Lo fai per chi hai intorno,  per i figli, per l’amore, per un tempo che ti piega, perché su quella curva c’è un nuovo inizio, c’è un nuovo giorno, un nuovo anno e nuovi Noi, con uno in più,  con un giorno in meno ma con la bellezza di un sorriso che non dovrebbe mai mancare.

Perciò è con il sorriso che auguro a tutti non solo un buon Natale, un nuovo anno tutto da arredare, un tempo fermo dove ricominciare, ma quella serenità così difficile da raggiungere, così importante da non poter non avere.

Perché non sia soltanto un giorno, ma tutti fino al prossimo –

Auguri…

 

Restare – Resistere – Ricominciare

Le lettere

Ci si arrangia, ci si organizza, si cerca di sorridere proprio al di là di quel nonostante tutto che fa paura.

Ci sono situazioni nella vita che devi superare, ogni giorno la stessa vita ti mette alla prova e tu resisti, ti pieghi, non puoi spezzarti quando hai dei figli, non puoi concederti il lusso di abbandonarti all’angoscia perché devi avere un sorriso di scorta ad ogni loro sguardo.

Puoi piangere solo di notte, quando vegli, per sicurezza, per non farti trovare impreparata al costante appuntamento con questo instabile movimento che fa vacillare ogni certezza. Piangi perché non sai che cosa accadrà ancora, se finirà, se ritornerà come prima, o perché sai che niente sarà più lo stesso, in ogni caso, è un lusso che puoi concederti quando le luci sono brevi e nessuno ti vede, perché devi fare anche coraggio agli altri, perché con la pancia di sette mesi se sorridi tu magari riesci a farci credere anche qualcun altro.

Fuori tutto è diverso, persino l’aria, calda a novembre, un cielo chiaro, che mente, che aspetta.

Quando ti ferisce la terra, la tua, non è come la fine di un amore, non puoi odiarla, cerchi di capirla, cerchi di tenerla nonostante si allontana, si sfalda, si apre, scende, cede, ti squote tutti i progetti di una vita intera, i sogni, le aspettative, gli spazi, i luoghi.

Ti ritrovi in un posto nuovo, cambiato. Ti ritrovi cambiata anche tu. Guardi la distruzione e pensi che forse potrà essere più bello non appena rimesso a posto, magari con qualcosa in più. Poi trema di nuovo, ma non rinunci, ti aggrappi a quello che hai avuto sempre dentro: la tenacia delle tue origini da cui non ti stacchi, non te ne vai, ti tiri su le maniche e riparti.

Come è stato scritto in questi giorni, saremo testardi, ma è  proprio questo che ci ha dato la forza di ricominciare ogni volta, che poi sia il tartufo, i vincisgrassi, il ciauscolo o il varnelli (come citato da Valentina Palmarucci ) poco importa.

Mi piace pensare che l’amore per questa terra la fermerà prima o poi.

E a gennaio l’altro mio bambino che nascerà saprà già che niente è gratuito, che la tranquillità te la devi sudare e lo stare in bilico su quel famoso filo della vita potrebbe averlo imparato già da dentro la pancia in questi mesi e dai suoi fratelli invece l’insegnamento ad aggrapparsi e non mollare mai.

Impari a tenerti forte, impari la forza di una stretta che protegge.

Forse il segreto sta proprio nel non stancarsi di ricominciare e la forza, tutta, nel crederci ogni giorno.

 

(Parentesi)

 

 

 

 

 

 

Perché io, sono quella che dalle cadute si rialza, zoppica ma non molla e non s’arrende – mai.

 

paragrafi

” [Chissà se anche nel tuo silenzio c’è questo suono che stride e cerca parole]

Giorni in cui la sintesi ti lega le mani, vorresti spiegare tutte le tue domande, i perché, le circostanze che non combaciano quasi mai, i piccoli gesti, le piccole cose –  ritrovandoti invece a lasciare sotto una foto soltanto due righe.
In quelle righe ci sono più di diecimila caratteri omessi, taciuti perché non sempre è opportuno dire ciò che si pensa. Dei vent’anni ricordo questa spontaneità che in fondo, non mi lascia ancora eppure le “mazzate” ti indirizzano verso un silenzio fatto di gesti lasciati cadere, lasciati nelle cose, nei vuoti appoggiati in quegli angoli restati in attesa.
Lo impari, il silenzio.
Alcuni lo usano per ascoltare, ma ascoltarti davvero, senza le domande che utilizzerebbero solo per le loro definizioni catalogando cose e idee. C’è invece chi lo utilizza perché indifferente, nonostante dovrebbe essere la persona che più di tutti vorrebbe ascoltarti, parlarti, capirti, invece, no.
Poi c’è chi usa il silenzio perché il troppo rancore che ha dentro gli impedisce di dire ancora e ancora offese, individui a cui non è rimasto altro che compiere gesti denigratori perché non accettano, evidentemente, che tutto ciò a cui hanno lavorato nella vita, l’egoismo, l’avidità e la loro prepotenza nei confronti degli altri li sta schiacciando sotto le macerie di una legge naturale.
Tolte le categorie, ci sono i silenzi dello spazio di cui ti prendi cura, che a sua volta ti cura, quando vanno via i mostri e di notte ascolti ciò che passa.
Il silenzio dei figli che dormono vicini per non aver paura del buio, il silenzio dei calci nella pancia del figlio che deve ancora nascere, quando i battiti si confondono e non sai più quale sia il tuo.
A volte, non si devono riempire i silenzi, basta condividerli.
A volte, è proprio in quella lastra di vetro sottile che riesci a vedere la trasparenza delle cose e a capirne la fragilità. Ti lascia comunque vedere attraverso, anche quando piove, ci appoggi la fronte e ti lasci assorbire.

C’è ancora tempo, è ancora sereno, c’è ancora il rosso di un ottobre caldo e tutto intorno l’odore della terra che non tace, un appoggio malfermo, uno spazio stretto, un varco aperto in cui, senza lasciare, aggiungo. Perché io, sono quella che dalle cadute si rialza, zoppica ma non molla e non s’arrende – mai.”

(Paragrafi)

(Photo by Nicoletta Foto F Osimo AN)

Le scale, della vita

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La mia strada – tutta la vita –

da sempre così –

di scale e salite –

salgo ancora, un passo lento ormai

il mio – senza fretta,

perché in cima potrò fermarmi ad osservare

tutti quelli che di corsa

hanno riso di me, di quando arrancavo –

ed ora fermi neanche a metà…