Le sere di settembre

le sere di settembre

 

Le sere di settembre.

Ritorni dentro i giorni in cui volevano portarti via pezzi, di te e lui.

Rimani in silenzio, quello che cura le attese, di giorni ormai avuti.

Ti leggono dichiarazioni in cui rabbrividisci, in cui la dignità di una donna può solo toccare terra, nel peggiore dei casi, senza rendersene conto.

E tu sorridi.

Sorrido al tempo che torna, a noi che restiamo, a tutto che ciò che è, perché era come pensavamo e non mollo.

Tra le righe lascio correre l’odio che non mi arriva ma che la consuma, in quel suo voler ferire chi alla fine, non ne sente l’esistenza e nella sua mente povera, nel suo ricordo o vendetta, può soltanto far male a se stessa.

(Paragrafi)

Di quelle…

di quelle

 

Di quelle lune, di quelle sere, di questa estate.

Di ritagli incollati, di urgenze accantonate, di nuovi domani pure se uguali, di fatto, ai ieri.

Di giorni in cui i momenti sbagliati, i luoghi, i gesti e le voci troppo alte chiudevano l’aria, a coprire fumo. E ancora il nodo, dal cappio stretto non scioglie…

Il dolore sparpagliato, pezzi di vetro che a muoversi troppo tagliano ancora.

Quest’aria nuova però, medica il silenzio imparato, cura ferite a sangue fermo ed io, continuo a camminare.

Continuo a credere che quando finirà la sua risata, vedrò passare questo tempo senza incrinature, vedrò lei, di ritorno dal suo fare, con in tasca quello che le spetta.

Non voglio il resto. Solo indietro ciò che ognuno da.

(Paragrafi)

Married

married

 

Promesse

Una metà, un due che completa l’uno più uno.

Tempi e luoghi a creare un giorno dopo giorno che cresca, con la vita che ti continua, dentro, negli occhi dei figli e nei rossi a sera, le cicale al sole, il silenzio alto della notte, a rinascere, a ripeterti, che l’amore, lo devi per forza vivere –

ed il suo ricordo, legarlo al dito.

 

2 agosto 2015

 

#married

Respiro

Respiro

 

Respiro

davanti al mare Respiro

ingoiando l’aria a grandi sorsi che entra dentro e si sparge, negli occhi, nello stomaco, riempiendo vuoti lasciati da lacune, assenze, mancanze.

Riprendo

la stessa aria che non entra davanti alla montagna, dove il respiro si ferma sui polmoni, bruciati, dalle menzogne che contano ogni giorno parole sputate, utilizzate soltanto per distruggere, ciò che non costruirà mai chi le lascia. Consumano, logorando fegato e lasciando scivolare via fotografie mai scattate, perse, in quei momenti unici, diventati ciò che non si è saputo vivere nel giusto tempo.

Rimango

comunque in questo spazio, nuova come ogni giorno e senza inganno,

sarà rinascita, che mette luce tra le mani, un filtro, che incatena e forse, l’anello, rosso, che più non distrugge.

(Paragrafi)

Parentesi

Parentesi

Parentesi

di sole dopo un temporale,

di parole tue lasciate nella notte

e di rossi,

come di maggio.

 

Come sono rossi i rossi di  maggio. Diversi dal rosso di giugno, più chiaro, sfumato appena dal viola, quel viola delle gocce rimaste tra i petali dopo le piogge.

La sua forma, senza odori.

Come parole, lasciate lì, di notte, a raccontare storie, silenzi e paure di non vissuti, di chi poi? Di quel “Noi” immaginario, di un’amore rimasto segreto, che non muore perché mai nato. Un’amore fatto di istantanee scattate su frasi scritte, sussurrate appena tra l’aria fresca di aprile, un aprile troppo giovane, un sole troppo freddo per crescere.

Rimane, così rimane, non si cancella, non s’arrampica, non controlla.

Non ritorna, ormai, indietro, lo vedo sfocato ogni giorno, tra le pagine bianche e sfondi neri di macchie senza risposte.

 

(Paragrafi)