Shin (ventunesima lettera)

Shin (ventunesima lettera)
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Verità che attestano disconoscimento /
La grafia grande mi scrive il canto giusto /
Oltre il fuoco, ritrovo l’orientamento. /
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La verità che ho trovato è più penosa della bugia.Taglio allora i gesti,
ricordo ogni frase, nome sbagliato, affetto negato per mancanza di spazio.
Mi faccio muro spugnoso, sagoma in bilico pronta a ricevere ancora, in silenzio.
Mi piovono addosso spilli pesanti, consapevolezza chiodata ti dico, ascolto
male tutte le voci e la fatica mi raddoppia il peso. Trascino
piedi e parole mentre penso a com’ero, ma guardami adesso, animale
impoverito, una sostituzione dell’originale. Mi cerco nei cassetti chiusi a chiave
e trovo tutto ciò che non avevo capito fin qui.
Nello specchio vuoto
a mani aperte lascio tutti gli sbagli dell’inizio. Seguo con il dito le crepe
disnodo i capelli corti e spettinati prima di rileggermi.

Potrei tornare
Potrei riuscirci di nuovo.
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#alfabetoebraico
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Resh (ventesima lettera)

 

Resh (ventesima lettera)
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È il male insoffribile che incalza
La curvatura sbagliata del disconoscimento,
Una negazione pesante quasi quanto l’annullamento.
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Dove sono finite le mie maschere, mi domandi.
Vuoto
Sono senza direzioni, strade tagliate e muri
sgretolati, ho un corpo che resiste ma non rientra, una curvatura
dannata e sottomessa in cui non c’è preghiera. Parlo
un linguaggio sconosciuto. Ascolto l’indifferenza e l’assenza
mentre penso a vuoto. Non c’è ritorno, non può esserci
salvezza per qualcosa senza inizio. Lo strascico di sangue
s’innalza tra di noi, macchia ogni parola e allora
mentre il chiacchiericcio di notte mi batte sulla fronte, cerco
un silenzio disperato, insperato quasi, che mi accolga.
Sono sulla soglia troppo bassa, un invisibile contrattempo ti dico
che ha arginato il fiume. Mi aggrappo ogni volta
in ciò che trovo ma non regge. Scivolo.Provo a risalire
contro la corrente, in certi giorni.
M’impiglio.
Ricado.
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#alfabetoebraico
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Qof (Diciannovesima lettera)

 

Qof
Diciannovesima lettera
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Cerco lucidità oltre la dissociazione
La memoria vecchia non ancora digerita
Vacillo e poi, persisto.
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Guardami
sono come la terra, rattristata e sfinita
la saggezza calpestata, la foglia schiacciata,
la pioggia non le ha negato il pretesto, stanotte.
Mi cerco lucida tra la follia scura, il buio a volte cancella
il paradosso di questo stare. Continuo a dissociare
lo spirito dalla materia e non c’è diporto nell’imitazione.
Le cose uguali i gesti ripetuti come la memoria che torna
vecchia, non digerita, non assimilata. Non mi discute
l’opinione rozza, nessuno sa, nessuno può capire.
Che restino loro, santi, senza preghiera alcuna
sono stanca ma lo tengo stretto questo male.
Vacillo e poi
Persisto.
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#alfabetoebraico

Febbraio 2022

 

Si sta consumando in fretta questo tempo
il ciliegio cresce e si alza, riempie il suo spazio
di campo di terra, e intorno dondolano i rami
delle querce antiche, stormi di poiane
che non infondono coraggio invece, le serpi stanno
dentro ai buchi della terra adesso, il terreno è secco
le righe storte del confine curvano il flusso della pioggia
una rete che non chiude, la pendenza verso il fiume.
E allora, come spesso dico, conto le sfumature
tra ruggini e schiarite raccolgo quarti di cielo dalle pozze
– cerchi d’acqua – lasciate piene al mattino presto
m’incammino sulla stessa strada, quattro passi svelti
due torri, la chiesa, la gru che rimette in piedi la casa rotta,
dieci volte lo stesso giro nel tempo buono.
Lo sguardo sfinito per cercare il nuovo –
scaglie impercettibili – sullo spazio identico
da troppi anni. Soltanto i suoni a volte cambiano
tendi l’orecchio allenato al silenzio
Adesso c’è neve.
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[Febbraio 2022]
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[Foto del Maestro Michele Mobili che ringrazio, sempre.]

Le nuvole di settembre

Si sfilacciano le nuvole di settembre

raccatto le frane della memoria i fili intrecciati
l’inconsistenza dello stato delle cose, adesso.
È ancora presto per le foglie, misuro
il silenzio tra le parole allora, il buio intorno
non custodisce, c’è rumore qui nel pozzo.
Dal bordo nessuno che s’affacci, solo
un cerchio azzurro – le pareti lisce –
e un disarmo che mi piove.