Appunti di guerra

 

Sono solo appunti di guerra questi,
un quaderno che non finisce e mescola
il tempo in lettere sovraesposte.
A volte la fine stringe meno la gola
lascia andare – lascia svanire – resta addosso –
e come loro, io, straniera ma senza dottrina alcuna
una vista, lo sguardo teso alle cose
e l’innocenza dell’errore,
ciò che non sarebbe dovuto nascere
o esistere
adesso pesa più di tremila e settecento giorni.
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[Rif. al lab. sull’epifania e i re magi. (sul popolare e pers.)]
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Uno squarcio di luce

 

Ci sono rimasta dentro, fino l’ultima ora di luce
quella breve nella notte più lunga e mi guardo.
Non ero così ti dico, non lo ero
il silenzio lo mettevo tra le cose mentre oggi
è veleno che ritorna senza morso.
È ancora notte e mi somiglia questo vento
sbatte da ogni parte senza sosta, non mi scusa le parole
non mi regge i primi trenta, fa svanire tutto quanto.
L’aria travolge le fessure e la bolla scoppia addosso
rimango fuori, adesso, ad occhi chiusi in mezzo al temporale.
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[Fotografie del non viaggio]
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[solstizio d’inverno]
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©LaScrittoressa

Viaggi

Io non so di viaggi. I miei sono sempre brevi,
sono settanta chilometri per arrivare al mare
per tornare alle origini e respirare, più a fondo senza inghiottirmi.
Ho imparato il senso delle metà troppo presto e oggi
rimango resto, pezzi dati, donati, tenuti per sé.
Io non so di valigie pesanti o cose essenziali da metterci dentro,
io cammino tra le stanze e le scale e i giorni
guardando da questa o l’altra finestra il cambio delle foglie
poi passo a setaccio i ricordi mentendo a me stessa
per ricucirmi a punto croce tutta questa stoffa vecchia
che ormai addosso non veste più.
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[appunti del non viaggio]
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©LaScrittoressa

E poi, metà di ottobre

È ancora ottobre sulle foglie sulle strade
le campagne con la nebbia al mattino presto e controluce
i panni stesi a filo d’aria, bastano due ore e sono asciutti.
È il silenzio che inventa, l’appartenenza non esiste qui
come un figlio clandestino da non mostrare
come un peccato che non sarà mai assolto
questo. Riempito poco a poco di me senza
averlo scelto mai davvero e poi, a contare le ore
i ricami di questo buio cieco dove manca la luce della strada
quel sole, che qui mi vede solo troppo tardi.
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©LaScrittoressa

Tre di quattro

 

Ti ricordi quand’era primavera?
Ricominci a cicli adesso
è più notte senza il rumore
di chi non dorme a fianco,
il silenzio esteso non dissolve
le mancanze e un latrare di cani intorno casa
fa tremare quello che ti scuote ancora dentro
non si muove per davvero ma ti aggrappi
aspettando che si assesti
ogni parte ogni pezzo ogni giorno.
Piano piano troverai la parte esatta
l’ortografia illesa e sarai nome nuovo
la domanda, quella parte che di me sarà migliore.
©LaScrittoressa