Un’alba d’aprile

 

Il giorno si fa prima qui
la mia terra liquida all’alba
è un tempo di resistenza.
tu ridi e chissà come mi vedi.
io sono quel grumo di legni portati dal mare
sta dalla parte opposta della corrente s’appoggia agli scogli, di lato alla scia del sole che nasce
non intralcia più, resta nelle sue righe
come l’onda minuscola fatta silenzio
sullo spazio vuoto oggi
che è un po’ festa e un po’ un addio
senza un abbraccio.

©LaScrittoressa

 

Tre di quattro

 

Ti ricordi quand’era primavera?
Ricominci a cicli adesso
è più notte senza il rumore
di chi non dorme a fianco,
il silenzio esteso non dissolve
le mancanze e un latrare di cani intorno casa
fa tremare quello che ti scuote ancora dentro
non si muove per davvero ma ti aggrappi
aspettando che si assesti
ogni parte ogni pezzo ogni giorno.
Piano piano troverai la parte esatta
l’ortografia illesa e sarai nome nuovo
la domanda, quella parte che di me sarà migliore.
©LaScrittoressa

Muri

Sono
millimetri di spazio incerto, legato stretto
un laccio scolorito strappato dall’aria quando taglia
Precipito
in silenzio come neve, telo bianco io
su buchi d’attese dove cola l’inchiostro
e sto
di spalle al muro su
tremilaseicentocinquantadue mattoni
in fila tra le cose senza
quella sabbia scura che li tiene
e una ginestra infilzata sul cortile.

©LaScrittoressa

Proseguimenti – dicembre 2018

 

Guardo lo spigolo vivo dell’ombra
taglia il muro nero a parete di passi di altri,
l’aria netta conta gli ultimi spazi chiari
è dicembre è un anno in più, fisso
lo sguardo verso est senza vedere il peso
una coperta bagnata addosso.

siamo solo più stanchi siamo solo più grandi eppure
aspettiamo un giro d’estate senza il ritorno
senza quel rigo ingrato d’errore che torni a salvarci.

©LaScrittoressa

(l’ultimo giorno, 2018)