A te che
passi tra i giorni svelti /
scalza / del peso / la misura
scegli / il confine della luce/
quello che va bene /
quello che ti culla.
Resta meraviglia
per chi sceglie quella porta /
quel colore chiaro chiaro /
quell’azzurro incastonato
di settembre.
Questa mostra nasce per dare voce e luce ad un luogo rimasto solo, un passaggio oscurato dopo il 30 ottobre per la messa in sicurezza tutt’intorno al palazzo Filelfo.
Un vicolo stretto, una palizzata in legno, la cartoleria di Franco, qui le immagini che lasceremo per voi, i racconti di ognuno, di vite che proseguono, che sono cambiate o che si sono reinventate.
Vi aspettiamo.
Tolentino
Via dei Vasari 2
Dal 5 settembre fino quando resiste.
Quando il vuoto non è molto profondo, pensi che, alla fine, sia più semplice salvarsi.
Poi scopri che tu sei dalla parte sbagliata e niente, mentre guardi il bordo allontanarsi torni a fissare il cielo.
C’è un punto lì nella sera in cui, certe volte, l’aria passa quasi come un rimprovero, dopo il tuono, la pioggia, che fraziona l’estate – una metà d’agosto – un quarto di voce che non chiede, quella forma perfetta che s’allunga.
Lanci le parole come sassi, dal punto più in alto verso il centro, s’incastrano sicuramente tra le case della città sommersa e ti chiedi quanto lunghi potrebbero essere i giorni fino all’anno dopo.
Una sacca troppo piena, quel trascinarle con fatica e poi, tutte parentesi aperte, paragrafi sgrammaticati lasciati come barchette di carta alla deriva.
Ti giri e torni, dove hai imparato che l’aria è anche verde, bianca, non solo azzurra. Dove alla fine hai visto che sembra più tuo ciò che non era e meno, ciò che in fondo, è sempre stato.
“C’è stato un tempo in cui credevo, credevo forte, nonostante chi, in tutti i modi, ha cercato di fermarmi, di distruggermi, chiudermi.
Sono sempre riuscita ad uscire. Andare. Non fermarmi.
Ho cambiato il colore dei capelli perché nel giallo risiedeva l’oro dell’estate, li ho tagliati perché nel lungo sarebbe rimasta impigliata la parte più debole di me, quella che mi spingeva oltre mentre dovevo frenare di più, ormai.
Resta una carta opaca oggi, un rullino vecchio avvolto bene al buio, tanti fogli scritti d’azzurro di un luogo che non esiste più. “
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